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Bologna – 9 e 31 ottobre 2021 – Prima parte
Giulia Tateo, 87 anni, e sua figlia Isabella Linsalata, 62, furono trovate morte nei loro letti nell’ottobre del 2021, a ventidue giorni di distanza l’una dall’altra. L’autopsia riscontrò nel corpo di Isabella Linsalata la presenza di due sostanze a uso ospedaliero, il sevoflurano e il midazolam, farmaci utilizzati per le anestesie. Venne trovato anche un altro farmaco, una benzodiazepina, reperibile anche in farmacia. Mesi dopo venne riesumato il corpo di Giulia Tateo e durante gli accertamenti sui resti vennero riscontrate tracce delle stesse sostanze.
L’ipotesi della procura di Bologna fu quella che le due donne fossero state uccise. A essere accusato, e arrestato, fu il marito di Isabella Linsalata, Giampaolo Amato, medico oculista noto in città. Nel corso del processo si sono confrontate due tesi opposte. Per l’accusa a somministrare le sostanze alle due donne era stato Amato. Il movente sarebbe stato il suo desiderio di vivere con un’altra donna con cui aveva una relazione senza dover affrontare una separazione legale che l’avrebbe allontanato definitivamente dai figli. Fu ipotizzato anche un movente economico. Per la difesa Isabella Linsalata avrebbe assunto da sola quelle sostanze perché dipendente dai farmaci. In Giulia Tateo invece le tracce dei farmaci sarebbero rimaste dopo un intervento a cui era stata sottoposta alcuni mesi prima. Il confronto in aula è stato soprattutto tra consulenti tecnici delle due parti che hanno dato letture opposte dei dati riscontrati, ma anche sulle modalità di assunzione delle sostanze, sul loro reale effetto, sui tempi della somministrazione. La difesa chiese in appello la riapertura del dibattimento con una perizia disposta dalla corte, ma i giudici respinsero la richiesta.
È un caso unico al mondo: non esistono precedenti nella lettura scientifica di indagini e processi per omicidio con l’utilizzo di quelle specifiche sostanze. E questo ha reso tutto ancora più complesso per la mancanza di dati di riferimento. Ed è soprattutto un caso che mette in evidenza come spesso le analisi scientifiche diano risultati soggetti a interpretazioni opposte. Spetta poi ai giudici decidere quale delle interpretazioni accogliere per arrivare a un verdetto “oltre ogni ragionevole dubbio”.
Giampaolo Amato è stato condannato in primo e secondo grado. Manca ancora il pronunciamento della Corte di Cassazione.
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